Armi, Travaglio: C’è un arrapamento sulle spese militari. Conte? Debole perchè non esce dal governo.



“Biden deve avere un notevole senso dell’umorismo nel parlare di fermare la lobby delle armi quando sta imponendo al mondo intero di armarsi” – Così il direttore del Fatto Quotidiano stronca le parole di Biden dopo la strage in Texas, dove in una scuola elementare 19 bambini sono stati uccisi a colpi di fucile da un 18enne psicopatico – “Quanti presidenti americani hanno detto che bisogna farla finita con questa circolazione indiscriminata delle armi? Aspettiamo che lo dica anche il prossimo” – E aggiunge – “Non fanno niente perché la lobby delle armi è una delle più potenti, non solo negli Usa ma anche in Italia: basti vedere l’arrapamento col quale è stato affrontato il tema del portare improvvisamente al 2% del Pil la spesa militare, che non c’entra niente col sacrosanto diritto dell’Ucraina a resistere in armi a un’aggressione armata da parte di Putin” – Poi prende di mira il leader leghista – “Due anni fa Salvini si faceva fotografare con dei bazooka in mano prima di questa folgorazione francescana, e predicava di voler sparare a chiunque si avvicini alle nostre case. Adesso fa un referendum per fare in modo che chi ruba nelle nostre proprietà, non possa più nemmeno essere arrestato. Ma questo fa parte del folklore politico nazionale” – Travaglio osserva un dato scontato – “Certamente se più armi ci sono, più gente le userà. Le armi servono per uccidere” – Travaglio osserva che – “Noi abbiamo un’altra tradizione. Possibile che invece di spiegare qualcosa agli americani, dobbiamo importare solo il peggio, appunto come questa idea folle che senza che nessuno ci attacchi dobbiamo armarci e investire in spese militari” – Infine il giudizio sulla crisi senza fine del M5S e sul suo leader Conte – “Oggi nella testa di chi risponde ai sondaggi non c’è chi voglio come presidente del Consiglio, ma le elezioni amministrative. Conte è molto indebolito dal fatto di contestare le scelte di un governo di cui fa parte, non per colpa sua perché quando il M5S è entrato in questo esecutivo, lui non era il leader, ma c’era il reggente Crimi e la scelta la fece Grillo salvo poi pentirsene viste le critiche che sta muovendo. E’ chiaro che nel momento in cui contesti un governo ma poi non ne esci, indebolisci molto la tua posizione. Chi ha avuto ragione e chi torto lo vedremo tra qualche mese”.

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